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Omaggio a Robert Bresson
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In occasione del restauro ad opera della Cineteca di Bologna/L'Immagine ritrovata di Au Hasard Balthazar (1965) e di Mouchette (1967), due dei più grandi film del cineasta, l'Institut français Palermo e l'Associazione Lumpen presentano un omaggio a Robert Bresson (1901-1999) al Cinema De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa. Robert Bresson, per il quale l'espressione « Maestro del cinema » non è un semplice modo di dire, fa parte di quei registi che hanno inventato l'arte del cinema per creare un'opera esemplare. Pickpocket, Au hasard Balthazar, L'Argent hanno conferito al cinema una dimensione essenziale: è ciò che lui stesso nomina nelle sue riflessioni e nei suoi scritti: il « cinematografo ». Il carattere unico e prodigioso del « sistema Bresson », in cui il controllo di tutte le tappe del film nei minimi dettagli non impedisce mai al regista di percepire la casualità, il fato che, da solo, rende il film così reale, fa sì che, per lo spettatore, assistere alla proiezione di un film di Bresson sia prima di tutto un'esperienza: gli oggetti, i gesti, il mondo, filmati da Bresson, si ha la sensazione di vederli per la prima volta. PICKPOCKET (Francia / 1959 / b&n) di Robert Bresson (73') Sceneggiatura: Robert Bresson. Fotografia: Léonce-Henri Burel. Scenografia: Pierre Baptiste Lully. Interpreti: Martin Lassalle (Michel), Marika Green (Jeanne), Pierre Leymarie (Jacques), Jean Pélégri (L'ispettore di polizia), Kassagi (Un complice), Pierre Etaix (Un complice). Produzione: Agnès Delahaie, Lux Films, France Introducono: Eric Biagi (direttore Institut français Palermo) e Franco Maresco (regista) Attratto dall'idea che, in alcuni casi, "uomini capaci, indispensabili per la società" sarebbero "liberi di sfuggire alle leggi", Michel diventa un borseggiatore. Nonostante un commissario che lo tiene d'occhio e Jeanne che lo ama, non può fare a meno di rubare. Così si fa catturare e in prigione scopre lo "strano percorso" che ha dovuto intraprendere per arrivare fino a Jeanne... Trovare un modo per avvicinarsi il più possibile ai corpi e catturarne tratti essenziali; lavorare a ripetizione, con accanimento, fino a ottenere il giusto gesto, netto e sovrano: affermare l'esistenza di un ordine estetico differente, di una bellezza superiore fin negli atti apparentemente più ordinari o quelli associati al male. Le volontà di Michel, il ladro, e quelle del cineasta Robert Bresson si incontrano in tutti questi punti. Pickpocket è così uno dei più bei film della storia del cinema, e uno dei migliori preludi al "cinematografo" bressoniano.

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